Mimmo Franzinelli
Attualità di Silone

Comunicazione inviata alla Giornata di studi su Ignazio Silone
L'Aquila, 18 marzo 2006 – Fondazione Ignazio Silone

Silone è un protagonista della letteratura italiana del Novecento (tra i pochi ristampati e letti ancora oggi), al quale sono dedicati con ricorrente frequenza contributi e saggi critici: dall'edizione definitiva dei Romanzi e saggi curata da Bruno Falcetto nel 1999 per i Meridiani alla recente biografia di Sergio Soave Senza tradirsi, senza tradire.
Ognuno dei relatori può certo raccontare come sia stato colpito, nel proprio itinerario intellettuale, dall'incontro con Silone. Per me l'appuntamento è avvenuto all'inizio degli anni '70; squattrinato studente ginnasiale, acquistai un'edizione economica (Pocket Longanesi) di Uscita di sicurezza: 250 lire ben spese! ricordo l'intensa emozione provocata dalla lettura di quelle pagine, in cui sono rievocati i momenti topici di un'esistenza e gli incontri che segnano tutta una vita. Rimasi folgorato dalla naturalezza e dalla maestrìa con cui lo scrittore riusciva a rendere l'esaltante ma doloroso passaggio attraverso le utopie giovanili, di cui avrebbe alfine compreso la fallacia, senza per questo lasciarsi trascinare alla deriva dalle correnti del conformismo o del risentimento: egli reagì a sbagli e disillusioni col dovere della testimonianza. Testimonianza non retorica, ma dolente e a tratti nostalgica, che ha salvato e tramandato i valori di fondo della solidarietà umana e della ricerca di giustizia. I medesimi valori che ho ritrovato - in quel torno di tempo - in alcuni altri scrittori, rimasti insieme a Silone nel novero delle letture più care: cito per tutti lo sloveno Ivan Cankar, che nel lungo racconto Il servo Jernej e il suo diritto (edito nel 1907) ha trasposto sulla carta l'umanità dolente del diseredato assetato di giustizia, fratello di tanti personaggi del romanziere marsicano, schiacciati dalle prepotenze del potere ma nondimeno fieri della loro dignità.
Quando, nel 2001, l'editore Mondadori propose a Falcetto e al sottoscritto di curare per gli Oscar Uscita di sicurezza, sono ritornato, dopo tanti anni e con una diversa consapevolezza, a un libro tra i più cari dell'adolescenza; e di nuovo quelle pagine hanno sprigionato sensazioni e restituito una freschezza come pochi altri libri sanno fare. Ho lavorato all'edizione critica di quel testo avendo come interlocutore ideale il giovane lettore odierno.
La figura di Silone mi ha sempre ispirato un senso di rispetto attonito per le terribili vicende attraverso le quali è passato sin dai primi anni di vita: la perdita del padre e di un fratello quando aveva soltanto 11 anni; la morte della madre nel terremoto del 1915; l'adolescenza tra collegi statali e religiosi alla ricerca di una guida spirituale, il profondo legame intrattenuto col fratello minore Romolo e il nuovo lutto, nel 1932, per la sua morte in carcere; l'adesione al cattolicesimo, la delusione e la militanza fideistica nel socialismo e poi nel comunismo; l'immersione nella lotta politica e il suo abbandono, con l'urgenza di esprimere a livello letterario i valori traditi dalle strutture chiesastiche e partitiche; la prolungata condizione dell'esule e la chiusura in una solitudine insondabile.
In una cartelletta contenente scritti autobiografici (consultata anni addietro a Firenze, presso la Fondazione Turati), mi colpirono alcuni appunti nei quali Silone rimarcava la natura essenzialmente morale e sociale della sua ispirazione, al di fuori di ogni ideologia di partito. Scrivendo di sé in terza persona, egli precisava che al centro di tutti i suoi lavori rimaneva l'esperienza politica della gioventù: «I libri dell'esilio testimoniano un lavorio di revisione sistematica della ideologia di partito precedentemente professata. Questa revisione culmina in quella che egli chiama la riscoperta dell'eredità cristiana e della ispirazione libertaria». Due elementi che, intimamente collegati, rappresentano sempre un grande valore spirituale.

In anni recenti l'attenzione dei mass-media si è soffermata, con accentuazioni compiacentemente scandalistiche, sui rapporti intrattenuti dal giovane Silone con un esponente della polizia fascista. Rapporti sui quali la più ostinata ricerca d'archivio non ha comunque fatto luce, depistata da un eccesso d'enfasi e da carenze interpretative. Si è allestito il fronte dei colpevolisti e quello degli innocentisti, schieratisi a battaglia in assurdi processi e in discutibili difese. A fare le spese delle tipizzazioni manichee è stata, oltre alla percezione pubblica di Silone, la ricerca storiografica nel suo senso più nobile. Con toni da «giudizio di Dio» si sono attuate forzature dei documenti e lo scrittore è stato presentato come il più cinico traditore. Dall'altra parte lo si è dipinto come l'alfiere dell'antifascismo, encomiabile modello di coerenza. La persona concreta - con le sue luci e le sue ombre, i suoi momenti di debolezza e quelli di riscatto - è stata surclassata dai banali stereotipi, di segno opposto ma dallo stesso esito deludente. Piuttosto che ergersi a giudici, gli storici dovrebbero sforzarsi di comprendere, di interpretare e di spiegare. Abbiamo avuto un'abbondanza di inquisitori, a fronte dei rari studiosi premuratisi di entrare nelle pieghe di una biografia complessa, per restituire sfaccettature e potenzialità dell'uomo. Nel saggio La scelta dei compagni Silone trascrive un brano da una lettera di Simone Weil a Georges Bernanos: «Si parte come volontari, con idee di sacrificio. E si cade in una guerra di mercenari, con molte crudeltà in più».
Sono convinto che, alla fine, le polemiche passano e ciò che resta sono le opere di Silone. Opere che, a partire da Pane e vino, furono scritte con un impasto di sangue e di cenere. Gli stessi aspetti inquietanti rendono Ignazio Silone nostro contemporaneo. Nemmeno le più sconcertanti rivelazioni d'archivio, tra quelle centellinate in questi anni, lo hanno spogliato della dimensione di coscienza critica e del ruolo di intellettuale scomodo (a sé non meno che agli altri), elementi di persistente attualità e fondamento della sua fortuna letteraria.
Copyright © 2018 Mimmo Franzinelli
FanPage
Sito creato da Gruppo 36
Sito creato da: