Mimmo Franzinelli
Copertina de ’Phil Ochs’
Phil Ochs

Edito da: Stampa Alternativa

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Phil Ochs (1940-1976), musicista di area folk ispiratosi a Joe Hill e a Woody Guthrie, negli anni Sessanta diede lucida espressione alle ragioni dell'«altra America», quella della contestazione, delle mobilitazioni per i diritti civili e delle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam. Più politicizzato di Dylan, meno commerciale di Joan Baez, ha pagato col boicottaggio dei mass media l'impegno antimilitarista e l'appoggio alle lotte dei lavoratori. Oggi Phil Ochs è considerato un precursore da molti artisti d'avanguardia, che hanno inserito nel loro repertorio sue composizioni.

Questa agile monografia ne ricostruisce la vita e l'impegno artistico di un intellettuale progressista, nel contesto di un Paese lacerato tra reazionari e alfieri della «Rivoluzione Americana».

 

DALL'INTRODUZIONE DI ALESSANDRO PORTELLI

Raccontare la vita di Phil Ochs significa ripercorrere un pezzo della storia dell'opposizione in America negli anni Sessanta. Č all'inizio di quel decennio, infatti, che una generazione di musicisti urbani riscopre – uscendo dal maccartismo e dal silenzio – l'insegnamento di Woody Guthrie e del suo allievo e collaboratore Pete Seeger, in primo luogo attingendo direttamente da una straordinaria ricchezza di linguaggi musicali che vanno dallo spiritual e dalla canzone di lavoro afroamericana alla ballata e alla lirica di origine euroamericana; in secondo luogo, innestando quei linguaggi tradizionali su una robusta coscienza popolare democratica e di opposizione, affinché la musica popolare non sia solo la voce di soggetti marginali lasciati fuori dalla modernità, ma anche quella dei protagonisti dello sviluppo stesso del Paese, degli operai, dei ferrovieri, dei minatori. I vari Bob Dylan, Tom Paxton, Mark Spoelstra, Eric Andersen e lo stesso Phil Ochs non sono certo cantanti popolari, ma fanno canzoni che con la musica popolare hanno in comune l'intenzione d'uso: una musica funzionale, che serve nell'immediato per dare la parola, se non ai soggetti subalterni, senz'altro alle cause democratiche e radicali che essi rappresentano. Phil Ochs è stato minoritario e, nel suo coinvolgimento con l'attualità,  inattuale fino all'ultimo, fino alla morte prematura. Siamo in tempi in cui essere minoranza sembra già di per sé una colpa: se lo è, Phil Ochs l'ha portata con fierezza. E ha aiutato molti di noi a fare lo stesso.

Phil Ochs - Greatest Hits Phil Ochs - All the hews that’s fit to sing Phil Ochs - I ain’t marching anymore
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