Mimmo Franzinelli
Beneduce

Edito da: Mondadori - 2009

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Durante il fascismo lo Stato acquisì un ruolo attivo nell'economia, che divenne a pieno titolo un sistema di economia mista, finalizzato primariamente al sostegno dello sviluppo industriale e alla salvaguardia della stabilità finanziaria. Il modello che allora prese forma è rimasto sostanzialmente intatto fino agli anni '90, divenendo un fattore cruciale nello sviluppo del nostro Paese.

Artefice e protagonista assoluto di questo sistema è Alberto Beneduce.

Agli albori del secolo condivide con Francesco Saverio Nitti, di cui è intimo collaboratore, l'ambizione di modernizzare l'Italia. Nell'immediato dopoguerra è deputato socialriformista e nel 1921-22 ministro del Lavoro nel penultimo governo dell'Italia liberale. Nel frattempo presiede il Consorzio di credito per le opere pubbliche, primo gradino di una carriera folgorante.

Quando le camicie nere marciano su Roma Beneduce assiste attonito al crollo del suo mondo: la massoneria, di cui è uno dei massimi esponenti, è disciolta, le opposizioni sono disperse e perseguitate. Pur restando antifascista, decide di abbandonare la politica per dedicarsi a tempo pieno alle istituzioni finanziarie, sostenuto dall'amicizia dell'influente capo della Banca d'Italia, Bonaldo Stringher. Mussolini, lungi dal penalizzare l'ex avversario politico, ne valorizza le straordinarie qualità e stringe con lui un patto fiduciario che non verrà mai meno. La scalata di Beneduce non conosce soste: è alla guida dei più importanti istituti economico-finanziari, dall'ina alla Bastogi, ed è negoziatore internazionale nella battaglia per «quota 90» su diretto mandato del duce.

Nel 1931 al culmine della grande crisi che scuote l'Europa, Beneduce è chiamato da Mussolini alla presidenza di un nuovo ente pubblico, l'iri, che acquisisce il patrimonio industriale fino ad allora controllato dalle grandi banche appena liquidate. Alla testa di numerosi enti pubblici retti da regole privatistiche ma controllati dallo Stato, cumula un potere oggi inimmaginabile. Il duce protegge il suo dittatore economico e non esige retroattive abiure politiche.

Fra il 1936 e il 1940 Beneduce, in precarie condizioni di salute, abbandona gradualmente le sue cariche. Muore poco prima della liberazione di Roma, ma il sistema di economia mista da lui creato, metà privato e metà pubblico, sopravviverà al fascismo e fornirà un impulso determinante al decollo economico del secondo dopoguerra, sino alla liquidazione dell'iri e al processo di privatizzazione attuato negli anni '90. La violentissima crisi che ha colpito i mercati mondiali nel 2008 ha aperto la strada a una riconsiderazione dell'azione dello Stato nell'economia, e riacceso i riflettori sul «sistema Beneduce».

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