Mimmo Franzinelli
Copertina de ’Le stragi nascoste’
Le stragi nascoste

Edito da: Mondadori

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Alla fine degli anni Quaranta, 695 fascicoli processuali sui crimini di guerra nazifascisti vennero occultati nella sede della Procura generale militare, a Roma, in uno sgabuzzino al pianterreno di Palazzo Cesi. Quella documentazione conteneva notizie su eccidi, omicidi, saccheggi e delitti commessi in Italia durante l'occupazione tedesca. E non solo relative agli episodi più tragicamente noti – Cefalonia, le Fosse Ardeatine, Marzabotto – ma anche a episodi mai portati a conoscenza dell'opinione pubblica.

A compiere quelle atrocità non furono solo gli occupanti tedeschi, ma anche i collaborazionisti della Repubblica sociale italiana. La rappresaglia non fu soltanto reazione agli attacchi partigiani, ma tecnica terroristica preventiva. Vennero massacrati di preferenza comunisti, anarchici, ebrei, prelevati dalle carceri; poi si passò alla gente comune con rastrellamenti di vecchi, donne e bambini, stragi in casolari isolati, villaggi rasi al suolo, razzie, saccheggi: una battaglia senza quartiere contro un popolo disarmato, ben più accanita delle scaramucce contro i partigiani. Poche furono le perdite tedesche, enormi quelle degli italiani. E, per loro, alla tragedia della morte violenta si sarebbe aggiunta quella della giustizia tradita e di u colpevole oblio.

Il materiale “provvisoriamente archiviato” fu ritrovato nel 1994. Tranne poche eccezioni, l'implacabile decorso del tempo ha lasciato che i persecutori concludessero la loro vita impuniti e insieme ha ostacolato la ricostruzione storica dei crimini di guerra.

A decenni di distanza gli archivi giudiziari restituiscono pagine sconvolgenti di tante vite spezzate e testimonianze dirette dei sopravvissuti, tasselli decisivi per la conoscenza del volto brutale della guerra ai civili. Le stragi nascoste documenta il quadro d'insieme di eventi sepolti per mezzo secolo, utilizzando per la prima volta i fascicoli occultati e ricostruendo i processi contro gli ultimi colpevoli. Ripercorre, come casi esemplari, il contorto itinerario giudiziario per l'eccidio di 67 internati nel campo di Fossoli (chiuso con l'archiviazione) e il procedimento contro Michael Seifert, “il boia di Bolzano” (recentemente condannato all'ergastolo dal Tribunale militare di Verona).

Questa ricerca, in controtendenza con la “ragion di Stato” cui la memoria delle stragi è stata sacrificata, vuole squarciare un velo, fornendo documentazione e analisi a quanti vogliano avvicinarsi alla comprensione del fenomeno tragico dell'Italia oppressa dal dominio nazista.

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