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Creare la Storia Occuparsi di storia è un'attività affascinante, un'esplorazione avventurosa tra passato e presente alla scoperta di nuove fonti da riordinare e interpretare; l'esito delle ricerche si sedimenta in testi che, dopo aver smosso l'intimo del loro autore, raggiungono l'obiettivo se riescono a trasmettere qualcosa di significativo al lettore. Hermann Hesse ha sintetizzato il senso della storiografia in un passo del romanzo Il gioco delle perle di vetro: «Studiare la storia, mio caro, non è uno scherzo, non è un gioco irresponsabile. Lo studio della storia presuppone che si sappia che esso mira a qualcosa d'impossibile, eppur necessario e importante. Studiare la storia significa abbandonarsi al caos, ma al contempo mantener fede nell'ordine e nella ragione. Č un compito molto serio, e forse tragico». Un buon testo di storia non può lasciare indifferenti. Condivido la considerazione del filosofo secondo cui un libro dovrebbe frugare nelle ferite e procurarne di nuove; in una parola, essere pericoloso; per chi lo legge, così come lo è stato per il suo autore. Vorrei scrivere libri che si interrogano e che ti interrogano, per guardare con lenti nuove al nostro passato. |
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Con ritmo intermittente, da cinquant'anni diari attribuiti a Mussolini compaiono e svaniscono, in scenari che coniugano la frode con l'affarismo e forme sconsiderate di revisionismo storico. Il punto di svolta è segnato nel novembre 2010 dalla pubblicazione dei Diari di Mussolini [veri o presunti] 1939. Cinque agende rinvenute dal senatore Dell'Utri in Svizzera sono presentate come la rivelazione del «volto umano» del duce, pacifista e amico degli ebrei, intimamente avverso a Hitler e preoccupato unicamente della «sua» Italia. Un testo, insomma, che – se fosse vero – costringerebbe gli storici a riscrivere la biografia di Mussolini e a reinterpretare le vicende del Novecento. Leggi >>
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Dalla metà degli anni sessanta il rock ha rappresentato un fenomeno dirompente, che ha fornito ai giovani consapevolezze sino ad allora assenti e ha impresso un forte impulso ai cambiamenti della società. Negli Stati Uniti più che altrove esso ha sprigionato notevoli capacità di aggregazione ed è stato valutato con sospetto ed ostilità da parte dei governanti. Ai tempi della guerra del Vietnam e dei conflitti razziali la musica giovanile si è trasformata, grazie all'impegno di alcuni artisti d'avanguardia, in veicolo di contestazione del sistema: una contestazione tanto più efficace in quanto diffusa nelle università e persino tra i figli della classe al potere. Leggi >>
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